PAROLE CHE FANNO VACILLARE MA NON CADERE
Questo sabato ho avuto un confronto con un amico che mi ha praticamente devastata. Ho passato l'intero pomeriggio e la prima parte della serata con lui e sua moglie. E' stato un continuo mettere in discussione la mia persona, le mie scelte, il mio modo di pormi, si è puntato l'accento sui miei limiti, sulla mia pigrizia nelle scelte, sulla mia codardia. E ogni volta che provavo a giustificarmi o a dare la colpa ad altri per certi accadimenti, non potevo evitare la condanna, venivo miseramente contraddetta e smontata nelle mie convinzioni, posta di fronte all'evidenza che la colpa maggiore era mia, che non avevo fatto niente per evitare o sfuggire certe situazioni, certi fatti. Oltre a queste analisi critiche relative al mio modo di agire, mi sono beccata un predicozzo anche sul mio modo di relazionarmi e sul modo di gestire a livello visivo i miei stati d'animo. Ossia, quando dovrei parlare da incazzata ho sempre un sorriso di amaro disincanto e un tono troppo pacato (ma in realtà questo accade nella fase di post incazzatura,cioè nel momento della rielaborazione) e poi si avverte lontano un miglio il mio malessere. E una persona che appare malcontenta, non serena, non può piacere sul piano professionale e neanche sul piano umano. Come se tutte queste critiche non fossero sufficienti, mi sono sorbita anche una critica feroce sulla mia famiglia (scaturita però dai miei racconti) e sul mio atteggiamento passivo. Alla fine di tutti questi discorsi l'imperativo pronunciato dall'amico era quello di cambiare totalmente vita. Cambiare lavoro, cambiare casa. Senza tergiversare, senza guardarmi bene intorno, rinunciando al rinnovo del contratto fino a marzo. Non ho potuto dire "no, ma, non so, devo pensarci qualche giorno, devo riflettere". "devi farlo subito, è già troppo tardi, credi di avere un tempo infinito?". E giù di questi discorsi...e non sapevo più che dire se non incassare perchè non riuscivo a replicare e neanche sapevo se ero convinta di quello che dicevo o se stavo cercando degli alibi, come al solito accade quando devo giustificare certe "non scelte" di vita. Volevo alzarmi e andare via. Non avevo nemmeno voglia o bisogno di piangere. Volevo alzarmi e andare via e pensare in silenzio. Oppure fare reset di tutte le parole. Oppure AGIRE. Ma quello....improbabile per me, una grossa bugia, o meglio, un'utopia. Sono tornata a casa scossa e destabilizzata. Pensavo alla frase "hai 30 anni e ancora devi giocare le tue partite,cosa aspetti?", e tante altre parole ancora che mi ronzavano vorticosamente nella testa. Ho dormito male quella notte. Ho dormito male anche quella dopo. E le giornate sono passate con un sottofondo di angoscia. Anche lunedì ci ho pensato tutto il giorno. E ho pensato anche al mio amico, ho cercato di ricordarmi la sua faccia mentre mi parlava incazzato. Uno sguardo duro e severo, sebbene mosso da affetto. Mi aveva dato una bella scossa. Mi aveva detto cose giuste, anche troppo giuste, cose che difficilmente si riescono a dire. Cose che in parte sapevo e altre alle quali non avevo mai pensato. E quelle alle quali non volevo pensare lui me le aveva ripresentate davanti senza possibilità di scampo. Tra l'altro, nella foga dei discorsi e delle mie "giustificazioni" ero arrivata anche a raccontargli cose molto personali che in pochi sanno. Alla fine del confronto ero arrivata a sentirmi d'un tratto inerme e denudata. E' stato un po' choccante. Però ho cercato da subito di non stare male per quelle parole, ma di prendere ciò che di vero e costruttivo potevo carpire, perchè mi erano state rivolte a fin di bene. Certo, alla fine ancora ieri mi sentivo un po' un cane bastonato e pensavo contrariata che in realtà io ero andata dai miei amici per trovare un sostegno morale, per tirarmi un po' su e non per crollare. Insomma, da una parte mi sentivo tradita dal mio amico però dall'altra sapevo che era invece l'esatto contrario, che mi aveva dato quella scossa a fin di bene. E allo stesso modo avrei avuto voglia di risentirlo, per avere il prima possibile con lui un contatto pacato, nonostante nei saluti si fosse mitigato e mi avesse abbracciata, ma io ero rimasta con l'amaro in bocca e un po' per il dispiacere e un po' per la vergogna e il bisogno di riprendermi e di agire per la mia vita senza condizionamenti e giudizi, pensavo che sicuramente io per qualche tempo non l'avrei cercato. E' successo però che ieri sera è stato lui a chiamarmi. Mi ha detto che erano due notti che non dormiva e che anche tutto ieri stavo pensando a me e a quello ceh mi aveva detto. Era stato troppo duro e violento e aveva drammatizzato eccessivamente. Si è scusato ripetutamente per l'aggressività e per avermi ferito. Ma il suo atteggiamento era dovuto alla rabbia nel vedermi insofferente e non realizzata. Alla fine mi ha anche dato carta bianca sulle mie scelte! Ci voleva questo chiarimento consolatore e però è servita anche l'aggressività del primo confronto che mi ha svegliata dal mio torpore e mi ha aperto gli occhi.
tra poco sarò disoccupata, mia mamma rompe con le sue cattiverie che, aggiunte a quelle di qualcun'altro, aumentano indefinitamente la mia frustrazione!
a questo punto mi basterebbe anche solo vivere sotto un altro tetto perchè non ne posso più!
ARRANGIARSI...
Questo non è un gran bel periodo, però ho la fortuna di avere delle persone che mi stanno vicino e queste persone sono per la maggior parte miei colleghi,"amici", di lavoro. Come si sa, nella vita, le strade si incrociano per periodi più o meno lunghi e quando si dividono spesso si capisce se qualcosa è rimasto oppure no. Ma non necessariamente ciò vuol dire che il rapporto con queste persone continui. L' importante è vivere spontaneamente e sinceramente il momento.
Se alla fine le mie maggiori preoccupazioni sono dovute al lavoro, è proprio grazie ai miei colleghi (che mi possono capire emglio e "vivermi" ogni giorno) che riesco a tirarmi su di morale...Allora mi dispiaccio se penso che tra poco le strade potrebbero dividersi ma sono contenta anche di sentirli vicini e dalla mia parte in quest'ultima fase. Con gli altri amici invece è tutto più difficile...Perchè la non quotidianità rende difficilmente tangibili i problemi...E se io lancio messaggi nell'etere magari non ricevo risposta oppure è una risposta di poco forza. Quando invece avrei bisogno di un buon supporto psicologico...Ma mi rendo conto che a 30 anni devo anche imparare a contare sulle mie forze e quindi saper reagire e tirare fuori le palle senza avere sempre qualcuno affianco che mi dica "dai non stare già, dai ce la fai". Eppure a volte la desolazione è più forte di tutto e la solitudine e la fragilità credo di sentirla di più adesso che ho 30 anni che non quando ne avevo 15....Di meglio c'è che forse gli alti e bassi sono più brevi, cioè mi riprendo da sola più facilmente...ma di contro credo che gli sbalzi di umore siano più frequenti. Quindi è tutta una lotta di nervi, di autocontrollo per non buttarsi giù...Io spero che questo purgatorio prima o poi finisca anche se so che c'è di peggio ma vorrei essere anche un po' serena e felice!
uffa...mi è venuta una depressione oggi!una profonda malinconia...Poi ho rivisto una mia ex collega...che nel giro di 2-3 anni esteticamente ne ha guadagnati 7 in più...e tra ricordi che mi tenevo dentro e l'estraneità tra di noi, la mia malinconia aumentava. Senza contare poi del sogno di stanotte...avevo proprio sognato il posto di lavoro dove lavoravo insieme a questa ragazza, ed era vuoto. Questo non vuol dire metaforicamente niente...perchè attualmente è realmente vuoto!Sono laboratori dismessi. Però insomma...se certe cose posso ritornare,come scrivevo nel post sopra,anche se diverse, altre non tornano più...Ma soprattutto pensi a quanto le importanze che si danno a persone, situazioni e cose siano alla fine sempre relative...Ad es ho riletto i ringraziamenti della mia tesi, nei quali definino un'altra collega ancora "unica e speciale" e adesso ci sentiamo una volta l'anno...e sono io a sentirla...Poi ad aumentare la mia malinconia c'è anche il fatto che come al solito vorrei stare con gli amici meno fruibili!Ad es oggi volevo andare a trovare la mia amica neomamma, di cui sento proprio la mancanza (perchè lavoravamo vicine e quindi spesso si mangiava insieme o beveva caffè), ma non è stato possibile perchè era già impegnata...Poi vorrei sentire anche delle altre persone...ma o le posso vedere col contagocce...e le ho già viste recentemente e quindi non posso abusare...oppure abitano lontane..oppure oppure...Oppure si vuole sempre quello che non si ha. Oppure si vorrebbe essere "cercati"...Che palle...sono in fase paranoica...ma perchè non mi decido a crescere?!
se effettivamente le cose non avvenissero per caso,se ci fosse un filo logico, una pagina scritta del destino..che ce le facesse ritornare ora ma diverse, apparentemente senza un senso ma in realtà con grande significato. Allora averci messo l'anima all'epoca non sarebbe stato solo vivere il momento, sarebbe stato veramente un investimento, un mattone inconsapevole per il futuro...
qualcuno mi ha detto:"bello questo post......MA CHE VUOL DIRE?"
In particolare quando dico "ce le facesse ritornare ora ma diverse" intendo situazioni che in qualche modo abbiamo già vissuto e che per noi sono state molto importanti e che adesso si ripresentano..e siccome sono cambiati i tempi e siamo cambiati noi, le prospettive sono diverse!sono situazioni più mature, con più sfacettature ma che sono legate al passato. Ed è strano ma bello trovare questa continuità con qualcosa che credevi "andato".
QUANDO IL PASSATO E' VERAMENTE PASSATO...PASSATO REMOTO!
Oggi una collega di lavoro parlava di incidenti in moto. Io stavo per intervenire, per dire che ne sapevo qualcosa! La storia dell'incidente in questi anni è stata per me come un racconto di un reduce di guerra...Una racconto un po' patetico. E mentre dalla mia bocca stava per uscire la frase "io mi sono rotta il femore 4 anni fa...". Ho pensato: "cavolo...4 ANNI FA, 4 ANNI. Sono tanti!Non più uno, due..tre...Ma cosa mi metto a raccontare? E magari dico un'altra volta che è stato brutto e doloroso e che la tipa che mi ha investita aveva affermato di essere nel giusto, di essersi immessa prima di me?". Qualcuno dei miei colleghi aveva già sentito parlare dell'incidente, anche perchè un anno fa avevano assistito alle ultime controversie con l'assicurazione. E quindi raccontarlo di nuovo sarebbe stato doppiamente patetico...Effettivamente, dopo 4 anni, che bisogno c'è di tenere ANCORA il ricordo così vivo? Perchè volere farsi compiangere ulteriormente? Quello che di buono poteva insegnarmi l'esperienza dell'infortunio, l'ho preso, ma al contempo l'attenzione che finalmente avevo dedicato a me stessa proprio grazie a questo ,negli anni ha sfiorato l'autocommiserazione e la ricerca di attenzione dall'esterno. Eppure stamattina..di punto in bianco quando stavo per aprire bocca ho pensato di star zitta. Le mie parole non avrebbero arricchito la discussione e a stare zitta facevo bene anche a me stessa. Questa è stata la prima volta in cui non ho parlato del mio incidente nonostante mi fosse stata servita la possibilità di farlo su un piatto d'argento. Ne sono stata contenta.
Stasera, guardando miss italia, seduta sul divano, mi sono messa a dondolare la gamba giocherellando. A un tratto mi è venuto un flash...non so da cosa sia stato scatenato. Forse guardando le gambe delle miss, avevo notato che una aveva un segno, una cicatrice presumo,vicino a una caviglia e ho pensato alle cicatrici che ho io. E mentre continuavo a dondolare la gamba ho pensato che le mie cicatrici erano dovute all'operazione dopo l'incidente. L'avevo già rimosso. Mi ero dimenticata dell'incidente, anche se la mattina stavo per parlarne!E pensando come sto adesso con la gamba mi sono detta "cavolo mi sono rotta il femore ma adesso la gamba sta benissimo". BENISSIMO. Ho smesso di dondolare la gamba e ho iniziato a ricordare col sorriso.Se penso a quanto difficile e doloroso è stato il percorso di lenta guarigione, nel cercare di accettare di non essere più come prima e di non poter tornare ad esserlo, di avere un corpo esteticamente diverso, con una funzionalità diversa... Adesso invece scopro quasi per caso la stoltezza, o se vogliamo l'ingenuità, di quelle mie convinzioni. Se non fosse per le cicatrici, certo, ma poco mi importa, le ho accettate. Ma a pensare a quel periodo sembra quasi un miracolo, era difficile, allora, credere di poter stare bene come sto oggi. Sembrerà eccessivo, a chi legge, tutto questo mio clamore. Mettiamoci la sensibilità, la paura di essere menomati, la non preparazione al dolore, al cambiamento. Per me erano state delle novità traumatizzanti e anche preziose. Anche perchè col senno di poi ho capito che ci sono dolori ben peggiori. Tuttavia quello che adesso veramente conta è che sento che il passato è passato...Cioè possiamo veramente chiudere capitoli di vita anche quando l'ultima pagina sembra non girarsi mai. E se questo può accadere per le cose "piccole" sono ottimista per il futuro,perchè sta anche noi ricominciare, buttarsi le cose alle spalle, no?
QUATTRO CHIACCHIERE STUPIDE E UN SALUTO
Che bella serata ieri...e soprattutto un bel momento, un fugace incontro con un amico, quattro chiacchiere veloci, condizionate dal tempo contato...povere di sostanza nelle parole dette ma ricche e sostanziose nelle risate che interrompevano e commentavano la stupidità delle prime. E poi nel saluto inevitabilmente veloce, quando già mi dispiacevo di vederlo andare via di spalle, lui si gira,e mi dice sorridendo con affetto: "tranquilla che la tua birra arriva!". Cioè ..insomma..si è una promessa! Ma è una promessa che VUOLE essere mantenuta! Una promessa ufficiale, davanti a testimoni (anche scomodi!),un intento manifesto. Insomma, quelle quattro chiacchiere rubate in cinque minuti non potevano valere di certo la birra promessa (con la quale intendo tutta una serie di implicazioni e non semplicemente il bicchiere!), e per fortuna anche lui ha pensato la stessa cosa. E chissà se però come me ha anche pensato a quanto sono state belle quelle quattro chiacchiere stupide...
...INVEROSIMILE!
dialogo tra me e il mio mito (realmente accaduto):
- ah Marta, ti volevo chiedere, ma tu sai cosa vado a fare in America?
-...????...No..non so niente....perchè?!
-perchè in ottobre devo andare in america a una premiazione, ma volevo capire bene di cosa si tratta...allora tu ti dovresti informare, tu che sei più forte di me, e vedere un po'...perchè non so niente!
E' MANCATA LA MIA PICCOLA SGRIMY

Non so se ve la ricordate...la mia gattina più giovane...soprannominata "sgrimia" e recentemente in modo più affettuoso "sgrimy". Il 29 luglio, a causa di un incidente, si è fratturata una zampa, all'altezza dell'articolazione, nella parte inferiore della tibia. Aveva anche subito una piccola lacerazione della vescica che però si era risolta. Le veterinarie hanno fatto passare ben 2 settimane per operarla, per far venire da treviso l'ortopedico veterinario. L'hanno operata ieri. C'è stata qualche complicanza durante l'operazione, all'improvviso non respirava più ed è morta...Era così tenera la mia piccola sgrimy....durante gli ultimi giorni di convalescenza la coccolavo. A lei piaceva guardarci negli occhi. Sul divano, io e lei,mentre guardavo la tv, se distoglievo gli occhi da lei, anche se continuavo ad accarezzarla, mi allungava la piccola zampetta sulla guancia del viso per farmi riportare lo sguardo su di lei!PICCOLA DOLCE SGRIMY, ora sei un piccolo angioletto...
ALTRO SOGNO...
Stanotte ho sognato un mio vecchio prof, artista teatrale, decantare versi in mio onore. Non erano propriamente versi d'amore, però erano poesia, erano parole forti. Non ricordo nessuna di queste parole, ma ricordo quello che significavano, stavano a dire che sono unica e speciale e descrivevano qualche mia particolarità...Non ricordo cosa abbia detto, ma, al di là delle lodi (che sono sempre questioni soggettive e io non amo i complimenti!), aveva capito molto di me! Questo sogno, se vogliamo fare psicologia spicciola, è sintomatico del mio attuale bisogno di "coccole" e di attestazioni di stima. Più in generale forse mi chiedo se alcune qualità che credo di avere, in questo mondo valgono, se qualcuno le può apprezzare. Il sogno in tal senso mi ha proprio appagata. Basterebbe veramente un fatto così...ma reale...a farmi stare meglio. In questo periodo ho bisogno di riclassificarmi...o forse, proprio al contrario, di togliermi da inquadramenti ed etichette e vivere un po' libera. Ora mi viene in mente che una decina di anni fa avevo scritto una lettera a quel mio ex professore, in seguito a un periodo di duri scontri verbali e frecciate al veleno. Lui, un'ora dopo aver letto la lettera, era in scena con uno spettacolo teatrale. A un certo punto sale tra le gradinate in mezzo al pubblico, si ferma a due passi da me e dice a voce alta "Marta, questo incantamento è per te". E sta muto di fronte a me, silenzio assoluto in teatro, mentre mi guarda negli occhi.
Stanotte ho sognato di trovarmi in stazione e di voler prendere un treno per Venezia. Alla biglietteria normale troppa coda, così anche alla biglietteria automatica. Ma sono tranquilla, penso che posso benissimo comprarmi il biglietto a fasce chilometriche in tabaccheria! In realtà non so quando parte il treno, ma credo di aver ancora dei minuti di margine e poi non c'è nessuno in coda alla tabaccheria. Mentre mi avvicino mi sale la gioia di partire e andare a Venezia, o semplicemente di andare via, anche per un giorno. Un signore mi si infila davanti quando ormai sono a mezzo metro dal tabaccaio e si fa servire prima di me. Io comincio a brontolare, non protestando direttamente col tipo, ma inveendo in generale contro i maleducati e forse dicendo anche parole pesanti. Il signore si gira di scatto, iroso, mi spintona, mi minaccia. Io indietreggio di qualche passo ma lui mi tiene d'occhio. Io voglio prendere il treno, cavolo! Lancio un'occhiata alla biglietteria, c'è ancora troppa gente. Intanto altri viaggiatori salgono alla spicciolata sul treno che vedo ancora fermo al binario, pronto per partire alla volta di Venezia. Il signore mi si avvicina, mi intima di andare via, come se fosse un cane randagio, tra un po' mi prende a calci. Io sono intimorita, mi allontano, non so se farmi un giro lungo e controllare che vada via o rinunciare di andare a Venezia, perchè chissà se perdo il treno e quand'è il prossimo...Nell'indecisione mi allontano, ma non troppo, "a distanza di sicurezza" e intanto Venezia mi sembra troppo lontana e la giornata troppo breve e forse è una delle mie tante idee malsane. Che devo andarci a fare a Venezia? E poi da sola. Non è affatto una necessità. SI CHE LO E'! E stasera scopro che in tv va in onda il film "PANE E TULIPANI", ambientato per l'appunto a Venezia. Non so perchè Venezia c'entra spesso coi miei sogni di evasione. In realtà non è difficile capirlo. Perdersi tra le calli e le stradine e da questo labirinto ristretto perdere lo sguardo nel mare...è bellissimo...Camminare camminare e camminare, scoprire scorci nuovi...Essere rapiti, annullare gli altri pensieri. Godere del bello, del sole e al tramonto della malinconia. Sfuggire all'inquietudine.Venezia...
GLI AMICI "IMPEGNATI" SI DIVIDONO IN DUE CATEGORIE...
In base alla mia esperienza posso asserire che ci sono due categorie di amici "impegnati" (sentimentalmente): quelli che nonostante i casini della vita quotidiana almeno durante il weekend, unico momento della settimana in cui hanno tempo per fermarsi, ti regalano un pensiero e quelli che fanno orari da ufficio anche con gli amici e quindi nel weekend oltre a non essere proattivi verso il prossimo (eccetto il compagno/a)...non sono nemmeno reperibili o non si considerano tenuti a rispondere!
TORNATA
Ciao, sono tornata! In realtà sono sempre stata qui...Dopo la prima settimana di facebook posso asserire che è proprio gran noioso! Spero di non offendere nessun utilizzatore, ma per me è veramente insulso. Io non capisco tutto questo bisogno di interattività. Ci sono già gli sms, le email, le chat, msn, skype, i forum, i blog. Ci mancava anche facebook. Certo, la grande qualità è quella di poter far reincontrare persone che si erano perse di vista, funziona un po' da rubrica telefonica, però viene utilizzato per scrivere cavolate, per pensieri brevi. Va bene per cazzeggiare con amici e colleghi online che hanno bisogno un attimo di pausa. Ma lo trovo veramente poco interessante, dispersivo, roba per perditempo! Vuoi mettere invece il piacere di leggere un blog, di entrare nell'animo di una persona e anche di commentare con pensieri lunghi, insomma di soffermarsi. Facebook invece raccoglie azioni e pensieri momentanei, deliri, cazzate. E forse sarebbe più divertente fare queste cose....live!
ANCH'IO SU FACEBOOK
Volevo comunicarvi la ferale notizia...anch'io sono finita su facebook! Eh, lo so, dicevo che non l'avrei mai fatto...ecc...ecc...ma stavo veramente passando per asociale!:-)
comunque il blog non l'abbandono..Di certo però devo ritrovare degli spunti per scrivere. Adesso come adesso mi viene solo da lamentarmi per come mi stanno andando le cose e non è certo un bel leggere!
qualcuno ha un portafortuna da regalarmi???ognuno è fabbro del suo destino...